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Le madri del Mediterraneo, il teatro, la musica e la fine dell’inverno

realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

28-29 marzo. Mons la girafe / Sceaux, France

La giraffa dello zoo di Kharkiv

 

Il primo gennaio è stato bombardato il Feldman Ecopark di Kharkiv. Due leoni sono rimasti feriti e tutti gli uccelli di una voliera sono morti. Il Feldman era stato anche tra i primi obiettivi all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, ed erano morti molti animali. Questa tragedia aveva toccato a tal punto l’autore Oleg Mykhaylov e la regista Oksana Dmitrieva, che avevano deciso di farci uno spettacolo di marionette, assieme all’Accademia del teatro di Marionette V.A. Afanasyev di Kharkiv. Così è nato lo spettacolo “Mons La Girafe”, a fine marzo in scena al teatro Les Gémeaux di Sceaux, nell’Île-de-France. Attraverso lo sguardo di un bambino seguiamo la vita di una giraffa dello zoo di Kharkiv durante la Seconda guerra mondiale, e l’amicizia con il suo veterinario. E’ una fiaba lirica sulla guerra e sulla solitudine che provoca, dove il dolore non si cementifica in odio, ma piuttosto in tenerezza. Le marionette sono costruite in legno e metallo, un simbolo tangibile degli edifici distrutti di Kharkiv, e la storia crea spazio per l’umorismo, la leggerezza e la speranza. Qualche giorno fa al Feldman è nato un cavallo nano, Lyutik, il primo del baby boom primaverile. Scrivono: “Significa che questo rigido e lungo inverno è finito e staremo bene. La nascita di un cavallo rosso nell’anno del cavallo rosso è sicuramente un buon segno”.

 

18 marzo-31 agosto. Bonnes Mères / Marsiglia, Francia

Le buoni madri del Mediterraneo

 

La Basilica Notre-Dame de la Garde, che veglia su Marsiglia, è soprannominata affettuosamente dai marsigliesi la “Bonne mère”, la buona madre. “Bonne mères”, al plurale, è la nuova mostra del Mucem, il Museo delle civiltà dell’Europa e del Mediterraneo, dedicata alla rappresentazione della figura della madre. Il percorso indaga la maternità come esperienza universale tra mito e vita quotidiana, nel crocevia di culture che è il bacino del Mediterraneo. Racconta la pluralità e la diversità dei vissuti di questa esperienza universale, la maternità come costruzione sociale, sfida politica e soggetto d’indagine artistica, dall’antichità al contemporaneo. La prima sezione, archeologica e filologica, è dedicata alle rappresentazioni tradizionali e all’archetipo della madre, come è stato strumentalizzato e risignificato – il divino femminile, la madre vergine, la madre patria, simboli rappresentati e messi in discussione, come nella Sfinge fertile ma acefala di Louise Bourgeois. La seconda parte entra nella fisicità del corpo delle donne e delle esperienze invisibilizzate: mestruazioni, parto, allattamento, depressione post parto, interruzioni di gravidanza. Emergono il carico mentale, le disuguaglianze, ma anche la gioia e la forza creativa. La mostra rovescia l’idea della maternità come confinamento privato e la propone come spazio di emancipazione anche nella vita pubblica. Liberare la madre è liberare la vita stessa: non è tautologico ricordare, come ha scritto Adrienne Rich, che ogni essere umano nasce da una donna.

 

14 marzo-14 giugno. Giotto e San francesco / Perugia, Italia

La rivoluzione dolce della pittura occidentale

 

Osservando la vita e la natura di Francesco d’Assisi non si può fare a meno di pensare che quell’uomo deve aver avuto una madre dolcissima”, scrive Herman Hesse in “Francesco d’Assisi”. Che sia vero o no, davanti alle Madonne col Bambino di Giotto o Pietro Lorenzetti presto esposte nella mostra “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”, curata da Veruska Picchiarelli e Emanuele Zappasodi alla Galleria Nazionale dell’Umbria, si avverte che quella dolcezza sia comunque fluita dalla vita del santo, permeando il mondo e la pittura di Giotto. Aperta in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di Francesco, la mostra indaga l’incontro con il genio di Giotto: un incontro che tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento ha rivoluzionato il modo di dipingere occidentale. L’esposizione ripercorre quello che accadde attorno alla Basilica di San Francesco di Assisi, dove Giotto e maestri come Simone Martini e Pietro Lorenzetti furono chiamati a lavorare, creando un linguaggio nuovo che, superando la stilizzazione formale bizantina, introdusse una fisicità capace di catturare e restituire la realtà, in uno spazio abitato da figure dotate di presenza fisica e intensità emotiva.

 

20 marzo-28 giugno. Maria Jarema Cracked Modernism / Varsavia, Polonia

L’identità incrinata e il fascino della libertà

A Maria Jarema, una delle più importanti artiste polacche del Novecento, è dedicata la retrospettiva “Maria Jarema Cracked Modernism” al Museo di arte moderna di Varsavia, curata da Éric de Chassey e Natalia Sielewicz. Pittrice e scultrice, fu tra le fondatrici del Primo Gruppo di Cracovia, decisivo per la generazione modernista, e lavorò al teatro d’avanguardia Cricot del fratello Józef come scenografa, costumista e attrice. E’ stata una figura centrale, un “magnete culturale” della scena artistica tra le due guerre, durante l’occupazione e nel dopoguerra – nel 1957 fondò con Tadeusz Kantor il Secondo Gruppo di Cracovia, anticipatore dell’avanguardia polacca sotto il comunismo. L’amica e storica dell’arte Helena Blum su di lei scriveva nel 1958: “In ogni discussione o conversazione, la voce di Maria era importante e decisiva. Non imponeva la propria opinione, ma diventava autorevole grazie a intelligenza e fascino”. Nel contesto del modernismo, dell’astrazione post cubista, con influssi dal Surrealismo ed Espressionismo, le sue opere indagano luce, forma e movimento. Ha sempre rivendicato la sua libertà artistica e interiore, rifiutando di sottomettersi al Realismo socialista, e ha piuttosto sperimentato con la tecnica del monotipo, per esplorare l’identità come totalità e insieme soggetto incrinato e frammentato, da cui il titolo della mostra.

 

27-29 marzo. Athens. International Literature Festival / Atene, Grecia

Il nuovo festival letterario della polis

 

In meno di dieci anni la Grecia è passata da una crisi gravissima e il rischio di dover uscire dall’Unione europea alla guida economica dell’Eurozona. Atene vuole posizionarsi oltre che come riferimento per lo sviluppo economico anche come centro per la cultura, così inaugura la prima edizione dell’AILF, l’Athens International Literature Festival, con tanti ospiti internazionali, alla Technopolis City, ex impianto industriale riqualificato. In città la rapida crescita corrisponde spesso a una altrettanto veloce crescita delle disuguaglianze e del divario sociale (quartieri gentrificati non più accessibili e periferie senza infrastrutture e servizi): l’augurio è che questo nuovo evento contribuisca a rendere Atene un centro di fermento letterario sul piano internazionale ma soprattutto diventi uno spazio dedicato ai cittadini.

 

13-22 marzo. Oslo International Church Music Festival / Oslo, Norvegia 

A Oslo, la musica sacra diventa pop

Forse una delle occasioni in cui sì sente maggiormente la presenza di qualco- sa che possiamo definire divino è mentre si ascolta o suona una musica. La musica ha d’altronde accompagnato tutta la sto- ria umana come ponte tra immanente e trascendente, e ha sempre avuto un ruolo centrale nei riti di tutte religioni. Oggi la musica sacra, soprattutto nelle società occidentali, non è più così popolare, e l’Oslo International Church Music Festival, a marzo in Norvegia, si impegna per svilup- pare e diffondere il patrimonio della musica religiosa. Il programma molto articolato sarà ospitato dalle principali chiese della città, e darà attenzione particolare al dialogo interculturale e interreligioso, con concerti anche di musica fuori dalla tradizione della chiesa occidentale, come i musicisti della Moschea Cattedrale di Cordoba, oppure il coro georgiano del Monastero dei 13 Sacri Padri Assiri, che esploreranno le tradizioni assire e ortodosse e canteranno inni e preghiere in aramaico. Tra i tanti appuntamenti, la francese Camille Bordet e l’iraniano Mostafa Taleb creeranno un soundscape ricco e vibrante di melodie persiane intarsiate nella musica tradizionale europea, con testi sacri e secolari dalla Persia e dall’Europa medievale fino alla Francia di oggi.

 

1-10 marzo. Martisor / Chisinau, Moldavia

La festa della primavera moldava

 

La presidente della Moldavia Maia Sandu il primo marzo, per la festa del Martisor, ha pubblicato un video che ne racconta la leggenda: il sole è imprigionato da un drago e il mondo congela in un inverno rigidissimo. Arriva l’eroe, Martisor, un ragazzo che con coraggio affronta il drago e lo sconfigge. Il suo sangue rosso scioglie la neve bianca, così il sole viene liberato e porta la primavera. Esistono versioni diverse della leggenda, ma tutte hanno in comune il rosso, simbolo della vita, e il bianco, simbolo di purezza e inverno. Il Martisor saluta l’arrivo della primavera il 1 marzo e si celebra per tutto il mese, a Chisinau ci sono eventi almeno fino al 10. Il simbolo sono dei cordini bianchi e rossi di lana intrecciata, con un fiocco e un ciondolo, che si appuntano alla giacca, alla porta o si regalano. E’ una festa pagana, radicata nel folklore di Moldavia, Romania, Bulgaria, Macedonia e alcune zone di Grecia e Albania, soppressa durante il comunismo e riscoperta dopo la sua caduta. E’ un augurio di fertilità, rinascita, speranza e solidarietà, che insegna che dopo ogni fatica e sacrificio c’è sempre un nuovo inizio. Al Foglio alcune rappresentanti del turismo moldavo hanno parlato proprio di questi temi: la Moldavia da trent’anni sta costruendosi a passi piccoli, ma immensi per i moldavi, grazie ai loro sacrifici, anche a quelli della diaspora.

 

4-8 marzo. ARCO MADRID / Madrid, Spagna

Il futuro del mercato dell’arte a Madrid

 

A gennaio le gallerie d’arte spagnole hanno scioperato per chiedere al governo di ridurre l’Iva sulle opere d’arte contemporanea e allinearla alle direttive europee, già adottate tra l’altro da paesi come Italia, Francia e Germania. In Spagna l’aliquota arriva fino al 22 per cento (in Italia è al 5) e, secondo l’associazione delle gallerie, l’inazione del governo sta danneggiando la competitività di tutto il settore, a livello nazionale e internazionale. La protesta è stata sostenuta da Maribel López, direttrice di ARCOmadrid, la fiera di arte contemporanea più grande del paese, che ha ribadito la necessità di riconoscere il peso economico e occupazionale del settore. Il 4 marzo la fiera ha inaugurato la sua 45esima edizione, valorizzando il ruolo di diffusione culturale oltre quello commerciale, rinforzando la presenza di musei e fondazioni. Parteciperanno 211 gallerie da 30 paesi, e un terzo delle presenze internazionali arriverà dall’America Latina, confermando ARCOmadrid come il principale ponte per l’arte latino americana in Europa. C’è anche una mostra tematica, “ARCO2045: The Future, for Now”, curata da Magali Arriola e José Luis Blondet, che fa uso del déja vu come strategia di immaginazione del futuro e si ispira all’ottimismo paradossale di David Lynch nei suoi video di previsioni meteo su YouTube.

 

18 marzo–6 giugno. Romeo and Juliet / Londra, Regno Unito

Due giovani a una festa, il resto è tragedia

 

POV: Romeo and Juliet meet at a party”. E’ il lancio su TikTok della nuova produzione di “Romeo e Giulietta” diretta da Robert Icke, dal 18 marzo all’Harold Pinter Theatre di Londra. Un altro post promozionale: “A Verona, nel cuore dell’estate, due giovani si incontrano a una festa. Il resto è tragedia”. Registro, font ed estetica pop, e due protagonisti giovani e bellissimi. Romeo è Noah Jupe, che abbiamo già visto fare Shakespeare, più precisamente Amleto, in “Hamnet” di Chloé Zhao. Giulietta la farà Sadie Sink, la Max di “Stranger Things”, e chissà che non smetteremo di associarla all’Inghilterra solo per “Running up that Hill” di Kate Bush con questo debutto sia shakespeariano sia nel West End. Sink arriva anche da Broadway, ha fatto “Annie” per una buona parte dell’infanzia e ha appena ricevuto una nomination ai Tony per “John Proctor is the villain”. Icke, regista capace di dare freschezza a grandi classici (che poi i grandi classici abbiano o meno bisogno di freschezza lo lasciamo decidere al pubblico), ha detto che non cercava qualcuno per Giulietta, ma piuttosto che dopo aver incontrato Sink si è chiesto cosa potesse far fare a lei. Sembra che la produzione sia più interessata alla fragilità del caso e alle coincidenze dell’incontro tra i due amanti che alla tragicità della storia, sicuramente è interessata a creare un universo di comunicazione molto glamour e molto social: in un servizio su British Vogue la coppia di amanti GenZ condivide un piatto di spaghetti al pomodoro in un ristorante italiano del West End, vestiti Prada e Céline.

 

12 marzo. L’Europa non cade dal cielo / Milano, Italia

Storia sentimentale dell’Unione europea

 

Il livello di popolarità dell’Ue è misurabile in meme sull’Unione che rientra comodamente il lunedì per il Security College con la guerra iniziata in medio oriente il sabato: c’è davvero bisogno di innamorarci di nuovo dell’Europa. C’è uno spettacolo per questo, “L’Europa non cade dal cielo”, diretto da Alessandro Argnani, scritto da Laura Orlandini e interpretato da Camilla Berardi e Massimo Giordani. E’ il racconto epico e sentimentale della storia di questo progetto sovranazionale nato dalle macerie della guerra per garantire pace e prosperità, crescita e solidarietà: la spinta ideale, le contraddizioni, l’immaginario, la musica, le idee e le persone in movimento.