Anne-Marie Descôtes è arrivata in Italia nel momento in cui l’unità fra le nazioni europee non è soltanto la condizione ottimale per il corretto funzionamento dell’Unione europea, ma conferisce la forza necessaria al progetto europeo per trasformarsi e farsi potenza. E sulla direzione che questo progetto sta prendendo, la nuova ambasciatrice di Francia a Roma non ha dubbi: è corretta, e l’Ue non soltanto funziona, ma impara a rivoluzionarsi.
A navigare in questi tempi senza precedenti, fra una guerra ai nostri confini e il rapporto con il nostro alleato di sempre, gli Stati Uniti, talmente incrinato che qualcuno parla già di divorzio. Descôtes no, per l’ambasciatrice il rapporto con gli americani è cambiato, certo, ma il cambiamento non è arrivato all’improvviso. “Abbiamo bisogno di questa relazione con l’alleato americano – dice l’ambasciatrice al Foglio, nella sua prima intervista concessa dal suo arrivo in Italia – Quando il presidente Emmanuel Macron dice che dobbiamo lavorare sulla nostra autonomia strategica e rafforzare il pilastro europeo della Nato, non intende che è arrivato il momento del divorzio. Non bisogna pensare che sia finita, perché quello che sta accadendo non è nulla di nuovo, c’è un’evoluzione della politica internazionale degli Stati Uniti cominciata già con Barack Obama. La differenza è che oggi il presidente Donald Trump esprime tutto ciò che pensa nella sua maniera brutale”.
Azioni e comunicazione trumpiana hanno avuto un effetto sull’Ue che non è rimasta a subire e a prendere i colpi: “Ogni paese ha il suo rapporto con gli americani, ma prendiamo per esempio la Danimarca, un paese che è sempre stato con l’opt-out su questioni come la difesa e invece, dopo le minacce di Trump alla Groenlandia, è ancora più dentro all’Ue”. E la Groenlandia ha dimostrato anche le capacità dell’Europa di reagire unita e di tirare fuori le sue misure di autodifesa. A lungo noi europei non abbiamo voluto vedere il cambiamento americano, ora è impossibile far finta di nulla. Come non è possibile non affrontare con urgenza e serietà temi come il riarmo, dopo che da quattro anni l’Ucraina difende il fianco orientale dell’Europa e della Nato dalla Russia. “Anche in Francia è difficile parlare di riarmo nel dibattito pubblico, però oggi abbiamo nel budget una legge di programmazione militare su tre anni che dimostra dove sono le scelte. Si lavora su questo, ma anche sulla resilienza della popolazione e nei discorsi pubblici torna spesso il richiamo alle questioni di sicurezza anche riguardo alle forme di guerra ibrida. La Francia è il secondo paese più attaccato in Europa, dopo l’Ucraina. Ogni giorno subiamo attacchi ibridi, il nostro ministero degli Esteri ne riceve 300 milioni l’anno e dobbiamo prepararci alle future sfide che possono essere contro il sistema sanitario o le centrali nucleari. Tutto questo deve essere messo in conto anche se non viene detto apertamente per non generare ansia”. Sull’Italia e il riarmo, l’ambasciatrice nota un aspetto “interessante”: “Qui c’è un’alta sensibilità pacifista ma allo stesso tempo c’è un’industria della Difesa molto avanzata, una grande eccellenza. Nessuno vuole la guerra, ma bisogna essere realistici”, e l’Italia è più realistica di quanto appaia.
La prima accelerazione dei nostri cambiamenti non è stata imposta da Trump, ma dall’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Trump ha creato un’accelerazione dell’accelerazione. L’ambasciatrice Descôtes non minimizza sulle perdite che l’Ucraina ha subìto, ma sottolinea che la Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi: “Quando Putin ha iniziato l’aggressione, il tema dell’ingresso dell’Ucraina in Ue non era davvero in discussione, adesso se ne discute eccome, è quasi un fatto. Da questo punto di vista ha perso. C’è un aspetto che bisogna far capire ai nostri alleati: Putin vuole una guerra contro l’occidente, ha dato inizio a una guerra ideologica, combatte contro i valori occidentali che sono i nostri e all’inizio erano anche quelli degli Stati Uniti. Bisogna ragionare con i nostri alleati su due livelli: la guerra e il simbolo”. Anche sul medio oriente, dopo l’attacco degli americani e degli israeliani contro la Repubblica islamica dell’Iran, gli europei sono rimasti uniti, solidi e sulla navigazione dello Stretto di Hormuz, dice l’ambasciatrice, “abbiamo dimostrato di essere dei partner affidabili”. Descôtes tira fuori uno dei punti fondamentali di noi europei: cosa pensiamo di noi stessi. “C’è la tendenza a sottovalutare sempre quello che siamo e quello che facciamo. Chiaramente bisogna fare di più ma dobbiamo essere anche molto più consapevoli e più convinti del senso del progetto europeo. E penso che quello che sembra la nostra difficoltà, come mettersi d’accordo in 27, fa anche la nostra vera forza e ci rende capaci di gestire la complessità. Questo ci conferisce una forza tremenda, dobbiamo esserne convinti”.
L’ambasciatrice nella sua carriera ha gestito molti rapporti complicati, e secondo la sua esperienza posizioni estreme portano spesso a una sintesi virtuosa. Prima di arrivare in Italia e prima di ricoprire la carica di segretaria generale del ministro degli Esteri in Francia, è stata ambasciatrice in Germania. Francia e Berlino sono considerati due pilastri dell’Ue, che a fasi alterne sembrano andare in crisi: “I tedeschi parlano di ‘motore’, noi parliamo di ‘coppia’. Ma bisogna ricordare che sin dall’inizio si sapeva che per l’Ue non sarebbe stato possibile andare avanti senza un minimo di consenso tra Germania e Francia, perché su tutti i soggetti importanti – e questo l’ho visto, l’ho provato – la discussione parte da punti di vista opposti. Partendo da punti così distanti, nel mezzo ci sono sempre gli stati che sono più vicini all’approccio tedesco e quelli più vicini al nostro”.
Oggi l’Europa si è allargata, il contesto internazionale è stravolto e i punti di dissenso e consenso sembrano essersi triplicati. Spesso anche il rapporto fra Francia e Italia viene raccontato come quello fra due nazioni agli antipodi, antagoniste, invece i punti in comune sono molti e a volte è stata necessaria una palestra come il Trattato del Quirinale, su cui Descôtes ha lavorato personalmente, per rendersene conto: “La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron sono molto pragmatici nella loro maniera di analizzare il mondo, sono convinti che dobbiamo agire in maniera unita, tra europei, e bisogna rinforzare la relazione bilaterale. Siamo vicini, abbiamo una storia comune e abbiamo già molto in comune nella cooperazione su soggetti internazionali ed europei, come la discussione sul quadro finanziario pluriennale. Ci sono delle direttrici strategiche per l’Europa sui prossimi sette anni sulle quali abbiamo una visione comune, cooperiamo anche nel settore della difesa”. Non ci sono segnali di Europa a pezzi. Le bandiere esposte all’ambasciata francese mentre sventolano e sbattono contro la facciata di Palazzo Farnese si intrecciano. Anche questo sembra un richiamo all’unità.