
Quando un incendio divampò nella foresta, tutti gli animali scapparono, tranne un colibrì che volava verso il fuoco: era nato e cresciuto in quella foresta e non poteva vederla bruciare senza fare niente. Portava una goccia d’acqua nel becco, voleva fare la sua parte. Con questa parabola Kailash Satyarthi racconta Karuna, la compassione, nel libro “Karuna: the power of compassion”. “E’ una forza trasformativa che fa sentire la sofferenza degli altri come fosse la nostra e ci spinge ad agire per alleviarla. Una forma di problem solving consapevole”, spiega al Foglio. Satyarthi è un attivista indiano per i diritti umani premio Nobel per la Pace. Ha dedicato tutta la vita a combattere la schiavitù e lo sfruttamento dei bambini, per assicurare loro libertà, dignità, istruzione, uguaglianza di genere e giustizia. Il Satyarthi Movement for Global Compassion (SMGC), da lui fondato, ha salvato più di un milione e mezzo di vite, ha drasticamente ridotto il numero dei bambini fuori dal sistema scolastico e il lavoro minorile, ha aperto due centri di riabilitazione per bambini liberati dal lavoro minorile, ha salvato migliaia di bambine dai matrimoni infantili, ha creato più di 1.400 comunità dove la compassione è integrata nella vita pubblica e quotidiana. Ieri era a Venezia, per la presentazione di “The Migrant Child” di Banksy, restaurato grazie a Banca Ifis, e con l’occasione gli abbiamo chiesto del suo lavoro e del ruolo dell’Europa, il soggetto che più di tutti al mondo garantisce stato di diritto e welfare, nel processo che lui definisce di “globalizzazione della compassione”. Per Satyarthi siamo nel mezzo di una crisi di civiltà e “la connessione umana è il modo più potente per ristabilire giustizia, pace, uguaglianza e sostenibilità. Dobbiamo ripensare il nostro approccio alla vita e alla società. E’ un programma operativo”. Quest’approccio riconosce nei giovani un ruolo centrale e insostituibile, e nella strada per emanciparsi l’accesso all’istruzione e alla partecipazione politica. “La conoscenza (vidya) è l’unica cosa che non può esserti rubata. E’ a scuola che inizia il processo di liberazione e di dignità”. La paura e l’intolleranza, le due grandi cause della crisi dell’umanità, sono la conseguenza del fallimento dell’istruzione, ovvero del fallimento della civiltà. E anche se “un bambino in una fornace di mattoni nel Bihar e un ragazzo che scompare dentro uno schermo non sono la stessa situazione, in entrambi i casi qualcuno non è riuscito a dare loro un senso autentico di capacità di agire. Molti anni fa, ai piedi dell’Himalaya, ho incontrato un bambino lavoratore, piccolo e fragile. Mi ha chiesto se il mondo fosse davvero così povero da non potergli dare un giocattolo e un libro, invece di costringerlo a prendere in mano un’arma o un attrezzo. Non mi sono mai ripreso da quella domanda. Nessuno dovrebbe. Ma mi dà speranza che molti dei bambini che abbiamo salvato dalle peggiori forme di violenza e sfruttamento oggi sono diventati medici, insegnanti, avvocati, ingegneri, attivisti per la giustizia e la libertà. Una singola scintilla di compassione, nel momento giusto, può accendere una vita intera di impegno. Ogni singola infanzia conta”. Il SMGC ha anche dato spazio ai bambini per esprimere la propria voce. Ha inventato e diffuso in modo capillare in India i Bal Panchayat, i consigli dei bambini nei villaggi, dove oggi 18 mila leader eletti hanno un ruolo attivo di governance: identificano quali bambini del villaggio hanno lasciato la scuola, indagano i problemi della comunità, intervengono nelle assemblee. In Europa invece, il cui sistema di tutela dell’infanzia è tra i più solidi al mondo, ha ancora senso parlare di un maggiore coinvolgimento dei bambini nella vita civica? “La protezione non è partecipazione. Si può essere al sicuro ed essere comunque messi a tacere, accuditi ma comunque invisibili nelle decisioni che plasmano il proprio mondo. Ogni bambino nasce libero. La libertà è il dono più grande ma se non include una voce, allora manca qualcosa di essenziale. Questa mancanza emerge più avanti nella qualità della cittadinanza e nella salute della democrazia. I bambini portano con loro trasparenza e un senso di giustizia che gli adulti spesso hanno sepolto. I giovani che sono scesi in piazza in tutta Europa sul clima non chiedevano di essere protetti: chiedevano di essere ascoltati, mentre il processo politico li escludeva dalle decisioni sul loro stesso futuro. Questo è un fallimento democratico. Gli adulti sono responsabili della povertà e dell’ingiustizia, non i bambini. Il minimo che possiamo fare è invitarli nelle stanze in cui si prendono le decisioni. Le abitudini democratiche si formano presto. Un bambino che ha sperimentato una partecipazione reale diventa un cittadino. Un bambino che è stato sempre e solo gestito diventa uno spettatore. L’Europa già tutela l’infanzia in modo straordinario, oggi deve costruire la partecipazione democratica come un diritto dell’infanzia”. Satyarthi ha fiducia nell’Europa, che vede come possibile guida nel processo di globalizzazione della compassione. E considera le strategie per integrarla nei programmi di leadership, nell’istruzione e nella governance globale la questione più urgente in assoluto. Per questo accademici, professionisti e studiosi di tutto il mondo si sono riuniti e hanno sviluppato il Satyarthi Compassion Quotient™, una misura della capacità di compassione di un individuo e di una società, per valutarla e aumentarla, e hanno avviato molti programmi di ricerca tematici, tra cui la definizione di un framework di una leadership compassionevole per affrontare la crisi climatica: “La Terra è la nostra prima madre. Il benessere umano non può essere separato dal benessere del mondo vivente che ci sostiene. Se l’infanzia viene perduta in una parte del mondo, è perduta l’infanzia dell’intera umanità. Se la libertà viene sottratta in una parte del mondo, il mondo non è libero. Nessun problema può essere risolto isolato. Le nostre vite sono intrecciate tra loro e con la Terra stessa. Globalizzare la compassione è avere compassione per il bambino non ancora nato che erediterà un pianeta degradato, per le comunità del Sud globale che sopportano i costi più pesanti di una crisi che hanno contribuito meno a creare. L’Europa ha la capacità, l’architettura istituzionale e i valori per guidare questo processo. La questione è se sarà in grado di seguire quei valori fino in fondo, con coerenza e onestà”.
Il 7 maggio Kailash Satyarthi era Venezia per la presentazione del restauro di “The Migrant Child”, una delle due opere di Banksy in Italia che Banca Ifis ha salvato dall’incuria e dal deperimento causato dall’acqua della Laguna veneziana. Realizzata nel 2019, “The Migrant Child” è una denuncia di Banksy sul tema delle migrazioni e dei diritti dei minori. Un bambino che indossa un giubbotto di salvataggio si alza in piedi, ma ha le gambe ancora immerse nell’acqua del canale. Tende il braccio destro verso l’alto e impugna il fusto di una pianta che, rappresentando una torcia di segnalazione, sprigiona un intenso fumo rosa. Dopo anni di incuria, Banca Ifis, su indicazione del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio. ha accolto l’appello lanciato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Veneto e dal Comune di Venezia e ha salvato l’opera. Banca Ifis ha inoltre acquistato il Palazzo su cui è dipinta, che rappresenta la tela dell’opera, e ha affidato a Zaha Hadid Architects un ambizioso progetto di restauro che lo trasformerà in uno spazio culturale gratuito dove giovani artisti esporranno nell’ambito di Biennale di Venezia.