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Artisti nell'esercito

Nello studio delle Cultural Forces, tra i soldati che tengono alto il morale di altri soldati

Una fitta foresta di conifere d’inverno e, in mezzo agli alberi alti, appena visibili, i droni Fpv neri che irrompono nella bellezza naturale: è un dipinto che fa parte del progetto “Nuovo paesaggio militare”. “Mostriamo come gli spazi dell’Ucraina sono cambiati durante la guerra”, dice il pittore Ihor Husyev, in piedi nel mezzo di uno studio situato in un edificio che ospita uffici sulla rive droite di Kyiv. Uno dei piani è occupato dalle Cultural Forces, le Forze culturali dell’Ucraina, un’associazione di militari, artisti e musicisti che si occupa del sostegno morale e psicologico delle truppe e della promozione della cultura ucraina tra i civili.

Husyev, cinquantacinque anni, è un pittore di Odessa, autore di performance e di installazioni, fondatore di una galleria underground. In esercito era un semplice fuciliere. L’anno scorso ha prestato servizio nella regione di Kharkiv. In seguito è passato dall’unità da combattimento alle Cultural Forces e, assieme a un altro artista, Stas Zhalobnyuk, ha fondato il collettivo artistico Forest Brothers. “Eravamo entrambi di stanza nel bosco, ma ognuno nel suo”, dice, “e ora sto esplorando come trarre ispirazione dalla realtà in cui viviamo”.

In un’altra stanza c’è uno studio musicale ed è in corso una prova: stanno suonando un sassofonista e un chitarrista. C’è anche un locale con molti computer, “è uno spazio pilota”, spiega Pavlo che lo gestisce: qui potranno venire i militari in fase di riabilitazione, giocare ai videogiochi e recuperare così il proprio equilibrio psicologico.

Poco più in là, il fotografo Oleksandr Zakletskyi, che aveva prestato servizio nella Legione internazionale, mostra il suo progetto fotografico sui bambini e la guerra: “Ma nelle mie foto non vedrete né bambini né sangue”, dice. Ci sono invece molti giocattoli sparsi in mezzo alle case distrutte dai bombardamenti russi. “Questa è un’auto crivellata di proiettili nella regione di Kyiv, sulla quale la gente fuggiva dall’occupazione”, racconta Zakletskyi: “C’era una grande scritta, diceva “bambini”, ma non li ha salvati”.

L’associazione di artisti e operatori culturali che sono entrati nell’esercito è nata nel 2022. Per lungo tempo si è chiamata “Sbarco culturale” e inizialmente era rivolta esclusivamente ai militari. A fondarla è stato Mykola Syerha, musicista e noto conduttore televisivo, che si è arruolato volontariamente fin dai primi giorni dell’invasione su larga scala. “Una volta Mykola ha preso la chitarra ed è andato da un’unità all’altra. Erano incontri molto raccolti, ma ha visto che i soldati al fronte ne avevano bisogno”, racconta Tymur, direttore operativo delle Cultural Forces. Col tempo, altre persone del mondo della cultura si sono unite all’iniziativa, che ha come obiettivo principale quello di motivare chi combatte per difedere il paese. Il comando di stato maggiore ha appoggiato l’idea. “Quando al fronte arriva uno scrittore o un cantante famoso, i soldati realizzano che è una guerra comune, alla quale partecipano tutti”, dice Tymur. Tanto più che molti degli operatori culturali hanno esperienza di combattimento, e alcuni hanno anche riportato ferite gravi. Yuriy Ivaskevych, tenore dell’orchestra filarmonica regionale di Zaporizhzhia, in guerra era diventato mitragliere, era rimasto ferito e gli era stata amputata una gamba. Ora sostiene le truppe non con le armi, ma con il canto.

Le Cultural Forces dispongono di 8 gruppi mobili (ciascuno composto da 5-7 persone) che operano lungo la linea del fronte nelle regioni di Kharkiv, Donetsk, Sumy, Zaporizhzhia e Mykolaïv. Vengono distaccati in questi settori per alcuni mesi e incontrano regolarmente i militari, anche se il percorso per raggiungerli diventa sempre più rischioso a causa dei droni russi nel cielo. “Sono attori, musicisti, poeti, comici, cantanti”, racconta Mykhailo Oliynyk, responsabile dei gruppi mobili: “Arrivano in una casa di campagna nel Donetsk, dove sono di stanza 5-6 soldati, e parlano con loro. Non è un semplice concerto”. A volte queste occasioni aiutano a migliorare la comunicazione interna tra i soldati, che durante questi incontri cantano insieme le canzoni del cuore. Nella vita civile, Oliynyk era compositore e pianista, scriveva musica per il cinema e per la pubblicità, ma oggi non c’è tempo per la creatività.

Non sempre artisti e musicisti vengono accolti con entusiasmo. I combattenti sono spesso stanchi e sfiniti, ma alla fine ringraziano sinceri. Per questo, prima di recarsi al fronte, è necessario conoscere il morale di quella specifica unità, spiega Oliynyk. Nel corso dell’invasione su larga scala, le Cultural Forces hanno organizzato oltre seimila incontri con i militari, non solo nelle zone di combattimento, ma anche negli ospedali e nelle basi di addestramento.

Un altro loro progetto è “Un libro al fronte”. In molte librerie è affisso un manifesto che invita a comprare e regalare un libro a un soldato. “Le librerie ci mandano poi i libri, noi li passiamo ai gruppi mobili e loro li portano al fronte”, racconta il responsabile del progetto Andriy Ovcharuk. Prima dell’invasione su larga scala lavorava in una casa editrice; nel 2022 è andato a combattere in un battaglione di fanteria e fino al 2024 ha prestato servizio nel settore di Donetsk. Poi le Cultural Forces lo hanno invitato a fare quasi quel che faceva prima, solo nell’esercito. I visitatori di tutti i principali festival letterari ucraini possono acquistare libri per il fronte, i classici ma anche le novità in libreria, e le case editrici si sono unite all’iniziativa donando libri all’esercito. Ora sono gli stessi militari a contattare Ovcharuk, gli mandano liste con richieste specifiche, i libri più ricercati sono quelli di storia dell’Ucraina (degli storici Serhiy Plokhiy e Yaroslav Hrytsak), di psicologia, e poi fantasy e gialli. I libri di Stephen King e la saga “The Witcher” di Andrzej Sapkowski sono i bestseller tra i militari. Ogni mese le Cultural Forces inviano millecinquecento libri al fronte e negli ospedali. In totale ne sono stati consegnati già più di cinquantamila.

Non mancano nemmeno numerose collaborazioni internazionali. Nel marzo di quest’anno il musicista britannico Sting ha chiesto la liberazione dei musicisti ucraini che, pur non avendo preso parte ai combattimenti, erano stati catturati a Mariupol nel 2022. Le Cultural Forces non nascondono che la realizzazione di quel video è stata una loro iniziativa. Ora stanno cercando di ottenere un’udienza con il Papa: nelle prigioni russe ci sono ancora nove musicisti.