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La Nato traumatizzata

Un girotondo d’opinioni sul futuro incerto dell’alleanza atlantica

illustrazione di Paolo Beghini

Per Donald Trump la Nato senza gli Stati Uniti è soltanto “una tigre di carta”. Il presidente americano, frustrato dal rifiuto europeo di appoggiarlo nella guerra contro il regime iraniano, dice minaccioso che “si ricorderà” di questo sgarbo, ma allo stesso tempo ripete che della Nato non se ne farebbe comunque nulla. Per quel che riguarda la difesa dell’Ucraina, invece, Trump sostiene di aver fatto fin troppo, e che deve rientrare dell’investimento che gli ha anche svuotato gli arsenali e che quindi sono e saranno i partner europei della Nato a doversene occupare  – con il programma Purl, le armi americane da fornire a Kyiv sono diventate a pagamento, la solidarietà gratuita e valoriale dentro l’Alleanza si è già spezzata, ora c’è il timore che anche questi acquisti possano essere messi in discussione. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti qual è quindi oggi il ruolo della Nato, e che senso ha l’Alleanza atlantica. E poi: queste guerre, quella Ucraina e quella in Iran, sono guerre “nostre”, delle democrazie occidentali?

Da sempre il ruolo della Nato è garantire la sicurezza collettiva dei propri membri. La natura delle minacce però sta cambiando: sono sempre più asimmetriche invece che convenzionali. E poi provengono da un numero crescente di attori, nazioni ma non solo. Bisogna anche pensare all’affidabilità che hanno oggi gli Stati Uniti, di gran lunga il membro più potente dal punto di vista militare della Nato. E questa affidabilità è diminuita: gli Stati Uniti hanno ridotto la forza e l’utilità dell’alleanza proprio mentre la maggior parte dei suoi membri potenzia le proprie capacità militari. Quella ucraina è chiaramente una nostra guerra. L’Ucraina è stata invitata ad aderire alla Nato, anche se non è stato tracciato un percorso chiaro verso l’adesione. L’Ucraina si trova in Europa e l’invasione russa rappresenta una minaccia diretta per i membri dell’Alleanza atlantica. Soprattutto, ma non esclusivamente, per gli stati in prima linea, quelli confinanti. L’Iran è una nostra guerra in misura minore: la decisione di decapitare la leadership e cercare di provocare un cambio di regime è stata una decisione unilaterale degli Stati Uniti (e di Israele) e non una questione di difesa collettiva per gli altri membri della Nato. Tuttavia, l’esportazione del terrore da parte dell’Iran, i missili balistici e i programmi nucleari rappresentano minacce dirette per i membri della Nato, quindi la questione più ampia del contenimento di tale minaccia è una questione che sì, riguarda la Nato nel suo complesso.

Ian Bremmer politologo americano, presidente e fondatore dell’Eurasia Group. Il suo ultimo libro è “The Power of crisis”

 

Dopo due decenni di dubbi esistenziali e operazioni extraterritoriali, come quella in Afghanistan, la Nato ora dovrebbe essere rilevante e forte quanto lo è stata durante la Guerra fredda. Il conflitto è tornato in Europa, scatenato dalla Russia. Eppure, l’Alleanza atlantica è oggi oggetto di attacchi retorici da parte del suo pilastro centrale – gli Stati Uniti – e deve affrontare un disimpegno americano la cui portata e durata non sono ancora chiare. Con grande dolore, gli europei comprendono che devono riarmarsi e fare affidamento su loro stessi. Per molti è un momento traumatico. Eppure, l’invito degli americani agli europei a diventare fornitori di sicurezza, più che “clienti” della sicurezza, è tutt’altro che nuovo. Non scomparirà. La capacità degli europei di agire in modo indipendente è quindi il contributo più sicuro all’Alleanza atlantica – e la nostra assicurazione sulla vita, qualora dovessimo ritrovarci davvero soli.La guerra in Ucraina rappresenta una sfida per noi perché è una guerra europea, e perché ci siamo impegnati a sostenere l’Ucraina. In quanto tale, sono in gioco sia la nostra sicurezza sia la nostra credibilità. La guerra in Iran è stata scatenata dagli Stati Uniti e da Israele senza alcuna consultazione con gli europei, senza alcuna base giuridica e con una totale mancanza di chiarezza riguardo agli obiettivi. Eppure, questa guerra ha ripercussioni su di noi. La nostra economia e la sicurezza dei nostri approvvigionamenti energetici sono in pericolo. Uno stato membro dell’Unione europea – Cipro – così come i nostri alleati nella regione sono stati colpiti direttamente. Dobbiamo dar loro il nostro sostegno. Ma gli europei hanno giustamente tenuto duro di fronte al ricatto del presidente degli Stati Uniti che esigeva che gli europei proteggessero lo Stretto di Hormuz senza alcuna strategia chiara e concordata nella regione.

Claude-France Arnould esperta di difesa, senior fellow dell’Istituto di geopolitica di Brussels (Big). Ex direttrice dell’Agenzia per la difesa europea e ambasciatrice francese in Belgio.

 

La Nato esiste, come è sempre stato, per dissuadere la Russia da nuove fantasie imperialistiche. Oggi è più importante che mai, rispetto a qualsiasi momento dal 1989. La guerra in Ucraina è senza dubbio una nostra guerra, degli Stati Uniti compresi, a prescindere da ciò che dicono Donald Trump e Marco Rubio. La guerra in Iran ha trascinato dentro l’Europa, quasi inevitabilmente, con l’utilizzo delle basi americane presenti sul territorio europeo e con l’impennata dei prezzi dell’energia, e poi con delle ripercussioni sul conflitto più importante per l’Europa, e cioè respingere i russi in Ucraina.

Steven Erlanger chief diplomatic correspondent in Europa del New York Times.

 

Come sappiamo la Nato è composta da trentadue nazioni che si sono unite per aiutarsi a vicenda nel caso in cui uno dei membri sia attaccato da uno stato ostile. E’ un trattato che esiste con l’obiettivo si difendere gli stati membri. Se Donald Trump avesse voluto aiuto in Iran, la Nato avrebbe dovuto essere un’organizzazione di un altro tipo. L’articolo 5 della Nato è stato attivato solamente una volta nella storia, e cioè dopo l’11 settembre del 2001, per aiutare gli Stati Uniti. Questo bisogna tenerlo bene a mente, e ricordarlo anche a Donald Trump. I paesi europei aiutano l’Ucraina finanziariamente, moralmente e politicamente, ed è una cosa onorevole che stanno facendo da più di quattro anni. In qualsiasi momento avrebbero potuto smettere, ma non l’hanno fatto, e dovrebbero essere applauditi per questa fedeltà. L’Iran invece non è una guerra europea. Molte nazioni europee sono vittime collaterali. Non sono state coinvolte nella decisione dell’attacco. E purtroppo questi attacchi hanno delle serie implicazioni per le nazioni europee e ne stanno pagando il prezzo. Anche questo andrebbe ricordato a Trump.

Elisabeth Braw  esperta di sicurezza, fa parte della Transatlantic Security Initiative  dell’Atlantic Council. I suoi articoli sono pubblicati sul Guardian, sul Times e su Politico.