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Il cocktail contro il populismo

Il potere di un milkshake e le elezioni più pazze del mondo, in Inghilterra ovviamente

George Cottrell (a sinistra) osserva mentre il leader del partito Reform UK, Nigel Farage, reagisce dopo che una donna gli ha lanciato addosso quella che sembrava essere una bevanda a base di milkshake, durante il lancio della sua candidatura alle elezioni presso il molo di Clacton, il 4 giugno 2024, a Clacton-on-Sea, in Inghilterra. (Foto di Carl Court/Getty Images).

Nigel Farage si è dimesso da deputato britannico in mezzo a uno scandalo di donazioni non dichiarate. Questo ha portato all’elezione suppletiva nel suo seggio, Clacton-on-Sea, che si terrà il 13 agosto. Il leader nazionalista britannico ha detto che vuole essere giudicato soltanto dagli elettori, e che questo è uno scontro tra “il popolo e l’establishment”.Vincendo, Farage vuole mettere a tacere le accuse di corruzione che negli ultimi mesi hanno rallentato la spinta del suo partito, Reform Uk. Tutto è cominciato quando il Guardian ha rivelato che Farage aveva accettato 5 milioni di sterline da un miliardario britannico delle criptovalute, Christopher Harborne, la più grande donazione a un singolo individuo nella storia politica britannica. Da allora sono emersi altri, torbidi dettagli su donazioni “private” non dichiarate, legate a fonti di criptovalute e a truffatori già condannati in altri paesi. Farage sostiene di non aver dichiarato tali donazioni perché, all’epoca, era solo un privato cittadino, per quanto fosse considerato la figura politica più influente della sua generazione: un semplice giornalista televisivo e co-fondatore di Reform Uk, che nel corso di quest’anno è diventato il primo partito del Regno.
Le rivelazioni sulle finanze private di Farage sono state accolte con una rabbia logora: gli oppositori definiscono le sue dimissioni e la sua campagna una farsa per distrarre l’attenzione, una trovata pubblicitaria. Farage si aspettava che “l’establishment” fosse remissivo, che stesse al gioco, ma gli altri principali partiti politici britannici si sono rifiutati di partecipare, lasciando Farage a contendersi la sua elezione con una macchietta chiamata Count Binface, che indossa un mantello nero e ha una grande maschera a forma di bidone della spazzatura.
Il cocktail nazionalista di Reform Uk, fatto di estremismo di libero mercato, negazionismo climatico e ostilità all’immigrazione, viene proposto come l’antidoto alla politica banale, burocratica, incarnata dal governo laburista ora guidato da Andy Burnham. Reform Uk è in testa nella maggior parte dei sondaggi elettorali da oltre un anno, e la sua popolarità è cresciuta nonostante critiche, insulti e derisione. Alle elezioni amministrative di maggio, ha conquistato oltre 1.400 seggi. Di fronte a queste tendenze, i britannici ricorrono a una tradizione carnevalesca fatta di satira folle e sciocchezze, che punta a togliere ogni credibilità e buon senso.
Un’altra strategia controversa, che riguarda i capi dell’estrema destra, ha avuto una grande influenza sul modo in cui il populismo di destra è arrivato per strada. Si tratta del “milkshaking”, la bizzarra protesta che colpì per la prima volta la politica britannica nel 2019. Quell’anno, il verbo to milkshake – l’atto di rovesciare una bevanda a base di latte su un personaggio pubblico – entrò nel Collins Dictionary. Ma i milkshake non venivano lanciati a caso, colpivano una categoria di figure politiche fino ad allora intoccabili: l’estrema destra populista.
Tra i bersagli del milkshaking c’era il rissoso truffatore noto come Tommy Robinson, colpito per due giorni consecutivi. In seguito Robinson dichiarò che “nessuna quantità di pugni, milkshake, attacchi mi potrà fermare”. Ma l’elettorato gli diede solo il 2,2 per cento dei voti alle elezioni europee del 2019. Nello stesso mese, Carl Benjamin, uno youtuber controcorrente noto soprattutto per aver pubblicato ripugnanti battute sugli stupri, fu colpito più volte in diversi paesini di campagna. La stampa pubblicò le foto con gran gusto. I tentativi di vietare la vendita di milkshake non riuscirono a proteggere Nigel Farage, che fu colpito da un frappè alla banana e caramello salato nella città di Newcastle. In seguito disse di essere rimasto sorpreso dal “livello di odio puro” che la gente provava nei suoi confronti, lamentandosi del fatto che “fare una campagna elettorale normale” stesse diventando “molto difficile”. Pochi giorni dopo, Farage si ritrovò davanti a una folla di manifestanti armati di milkshake, come contadini ribelli del Medioevo, con forconi di latte e torce schiumose infuriati davanti ai cancelli del castello. La dolce rivolta inglese. Farage si rifiutò di scendere dal suo pullman.
L’estetica emotiva del milkshaking è intrecciata con i social media – rapida, buffa, adatta a diventare meme, caotica – pronta a trasformare l’energia dei fanfaroni e dei prepotenti su internet in una tragicommedia. L’uomo furioso, che ispira violenza politica in altri uomini furiosi, può essere umiliato velocemente, ridotto a pagliaccio, e nel frattempo lil suo trombonismo politico fatto di rancore e di vendetta invecchia come il latte.
I candidati travestiti raramente cambiano la cultura politica. Fanno parte delle elezioni inglesi fin dagli anni Sessanta. Ma la tendenza del milkshaking ha dato un contributo potente allo scontro “popolo contro establishment” al quale riassistiamo in questa estate del 2026. Il primo giorno della sua campagna per le elezioni del 2024, Farage fu colpito da un milkshake lanciato da una content creator di OnlyFans venticinquenne. Farage reagì con un misto confuso di angoscia e sfida, descrivendo l’accaduto come “terrificante”, pur scherzandoci sopra sui social media tenendo in mano un milkshake. I populisti di destra sognano di essere ovunque. Ma restano anche ancorati ai vecchi simboli del potere di partito e di gloria maschile: bandiere sventolate, titoli onorifici, completi blu, il bisogno insaziabile di una rispettabilità da giacca Barbour. “Farò una sola promessa a voi e alle decine di migliaia di persone che stanno guardando questa diretta online, e ai media”, disse Farage dopo essere stato colpito da un milkshake nel 2024: “Non mi arrenderò alla folla. Non smetterò di fare campagna elettorale”. Per produrre contenuti, per catturare l’attenzione online e dal vivo, Farage vola in elicottero, di solito in compagnia di quattro membri della sicurezza e fino a dodici guardie del corpo negli eventi più grandi. Essere un agitatore costa caro, ed è qui che entrano in gioco le donazioni. Harborne, che assistette al lancio di milkshake contro Farage nel 2019, ha detto che la sua donazione da 5 milioni di sterline era motivata dal desiderio “di sostenere la sicurezza di Nigel non solo ora, ma per il resto della sua vita”. Una eredità bizzarra del lancio di milkshake contro l’estrema destra è stata quella di rivitalizzare la vecchia tattica della “campagna elettorale permanente”, descritta per la prima volta dai politologi negli anni Ottanta: una specie di populismo da elicottero che punta a mettere una singola persona davanti al maggior numero possibile di telecamere. E quando la campagna elettorale è Nigel Farage – il suo carattere, la sua immagine, il suo mito – il milkshaking rischia di smascherare un movimento politico il cui successo iniziale si fonda su un fragile culto della personalità.
Il paradosso del populismo in elicottero è che allontana le figure politiche dalle persone, dal popolo, appaiono più elitarie, distanti, poco in contatto con quel mondo che, dicono, è in declino e va salvato. E’ interessante notare che le persone che promettono di proteggere e vendicare le masse sono anche quelle che scambiano il calore genuino della gente comune con il comfort e il lusso. Questo è il patto faustiano che perseguita ogni uomo assetato di potere, è la sua debolezza, in quanto tribuno del popolo autoproclamato. Il sogno della campagna elettorale permanente è una fantasia fatta di parole zuccherate, forgiata tra le nuvole, in volo, fuori dalla portata dei milkshake. Ma la democrazia viene messa alla prova a terra, nelle urne.