22 FEBBRAIO 2026. A CONCERT OF CONTEMPORARY ELECTROACOUSTIC MUSIC. RE:VISION / DNIPRO, UCRAINA
La musica contro la guerra e il gelo
Il 17 gennaio a Dnipro la temperatura minima era di -15 gradi, a febbraio in Ucraina si arriverà ai -30. Il paese, che sta affrontando un inverno durissimo, è vessato dagli attacchi russi alle infrastrutture energetiche che lasciano case ed edifici senza corrente, a cui si aggiungono le interruzioni programmate per le riparazioni. A causa delle condizioni meteo avverse (e tutti questi fattori) il concerto di musica elettroacustica contemporanea previsto per il 17 gennaio al Dnipro Centre for Contemporary Culture è stato spostato al 22 febbraio – ma si raccomanda di verificare fino all’ultimo eventuali blackout programmati sui canali del Dtek Group, il grande gruppo energetico privato del paese. L’evento fa parte di un ciclo dedicato alla musica contemporanea che porta la musica elettronica e acustica in spazi tradizionalmente classici e accademici. La compositrice Alla Zagaikevych e il Kvero Ensemble di Kharkiv, formato da giovani musicisti di musica d’avanguardia diretti da Volodymyr Bohatyriov, esplorano il suono nello spazio come strumento per decostruire l’ascolto tradizionale. Il suono non è più oggetto da osservare, ma parte costitutiva dell’ambiente, e il pubblico partecipa attivamente all’esperienza acustica. Corrente elettrica a parte, è straordinario che gli ucraini, che entrano nel quinto anno di guerra, trovino ancora l’energia per sperimentare.
DAL 4 FEBBRAIO. 4211 KM / PARIGI, FRANCIA
4.211 chilometri da Parigi a Teheran
In una scena della pièce “4211 km” un neo papà, a Parigi, va a registrare all’anagrafe la figlia. Tornato nel reparto maternità, dice alla compagna Yalda che l’impiegato non ha voluto aggiungere anche il cognome di lei, Fahradi: era troppo lungo. Il grido di Yalda, che sente la figlia privata dell’eredità della propria storia familiare, riecheggia quello di Mina mentre partorisce la stessa Yalda nel 1981. “4211 km”, scritta e diretta da Aïla Navidi e messa in scena dalla Compagnie du Nouveau Jour, è una pièce tra le più apprezzate (ha vinto due Molière) degli ultimi anni, ed è appena tornata in scena allo Studio Marigny di Parigi. 4.211 km è anche la distanza tra Parigi e Teheran, la distanza percorsa dai genitori di Yalda, Mina e Fereydon Fahradi, che dopo aver combattuto negli anni Settanta il regime dello scià, hanno dovuto lasciare l’Iran con l’ascesa del regime islamico. Yalda (Olivia Pavlou Graham), ripercorre la loro storia, e così la sua: “Sono nata a Parigi da genitori iraniani, rifugiati politici. Convinta fino ai dieci anni che la Francia fosse un paese di transizione. Eppure ci sono cresciuta e la amo. Sono molteplice”. La pièce attraversa il tempo e lo spazio: il micro appartamento della Défense negli anni 90 dove la famiglia vive e accoglie la diaspora di rifugiati politici – qui si discute, si organizza la resistenza, si fa musica e festa – diventa una cella iraniana con i Guardiani della rivoluzione. E’ una pièce sullo sradicamento, sull’identità e sul desiderio mai riposto di tornare in un paese libero.
6 FEBBRAIO-8 MARZO. MADRID DESIGN FESTIVAL / MADRID, SPAGNA
Il design contiene moltitudini
La rivista Dezeen tempo fa elencava dieci cose sbagliate del design. Chiudeva smontando l’idealismo della convinzione che il “design possa cambiare il mondo”, smentita dalla mancanza di capacità del settore di progettare in modo sostenibile. “Rediseñar el mundo”, prova di questo idealismo, è precisamente il tema del Madrid Design Festival 2026, che per oltre un mese propone mostre, installazioni, conferenze, laboratori, pop up show e show-room sulle culture del design, dal prodotto all’architettura, dall’interior design all’artigianato, alla moda. Il festival, per l’appunto, rivendica il ruolo del design come strumento per trasformare processi, sistemi e stili di vita, integrando industria, artigianato, innovazione, economia e quotidianità. Ma il design contiene moltitudini, e quindi quest’anno inaugura anche FORMA, una sezione interamente dedicata al design da collezione – un mercato che assomiglia sempre di più a quello dell’arte. Nell’ecosistema quasi esagerato di più di 300 eventi in giro per la città (sempre Dezeen: ci sono troppi oggetti, troppi designer, troppa poca diversità), convivono i brand più costosi con l’artigianato guatemalteco, mostre sul sapere mediterraneo e biodesign. La presenza capillare in città punta anche a rafforzare il tessuto produttivo e creativo e ad attivare nuove economie urbane.
25 FEBBRAIO-10 MAGGIO. BEATRIZ GONZÁLEZ / LONDRA, REGNO UNITO
L’arte che sa salvare il dolore dall’oblio
Beatriz González è conosciuta come “la maestra”, ed è considerata la più grande artista della Colombia. In un’intervista era stata definita icona e lei, allora quasi novantenne, aveva risposto ridendo: sì, un’icona antica. E’ morta a gennaio a Bogotà, poco prima dell’apertura di una grande retrospettiva a lei dedicata al Barbican di Londra. González ha saputo raccontare e denunciare la violenza, la morte e la corruzione nel suo paese con la satira, il coraggio e la dolcezza, inventando un linguaggio visivo capace di ridisegnare i confini estetici del gusto e del kitsch. Attingendo all’immaginario delle opere della storia dell’arte occidentale – era affascinata da come questo canone era stato assorbito dalla cultura colombiana – ha mescolato icone religiose con la cultura popolare e la pittura vernacolare. La mostra ripercorre più di sessant’anni di carriera, dal grandissimo archivio di storie ritagliate nei giornali a cui dava nuova vita nei quadri, dagli “interventi” pittorici sui mobili dei mercatini delle pulci, alla colorata ironia con cui ritraeva la corruzione e la frivolezza della classe politica, alla testimonianza cupa delle violenze nel paese, dai desaparecidos agli indigeni, fino alle opere più liriche e recenti. Per lei l’arte doveva farsi testimonianza della storia, e l’artista fare quello che le notizie non possono: salvare il dolore dall’oblio.
19 FEBBRAIO. LA LETTERA, DI PAOLO NANI / PALERMO, ITALIA
Variazioni di un clown, nei gesti quotidiani
La Lettera”, in scena dal 1992, è arrivato ovunque: in Cina, in Groenlandia, Brasile, Giappone, e ovviamente in Italia, dove torna a febbraio, oltre 1.800 repliche per questo piccolo, perfetto meccanismo. E’ lo spettacolo più famoso del clown Paolo Nani, un classico del circo e del teatro. Nani crea quindici scene, ognuna è una variazione di un unico tema. Interagisce con i pochi oggetti contenuti in una valigia, fa gesti quotidiani, e crea movimenti: beve, si alza, scrive una lettera. Racconta la stessa storia in modi diversi, con volgarità, senza mani, come in un western. Non dice neanche una parola. E’ uno studio, come gli “Esercizi di stile” di Queneau. E’ la preparazione di una formula chimica in laboratorio: ogni componente è centellinato al milligrammo con precisione per ottenere la soluzione. Ma con un ingrediente segreto, che contiene il tragico e il comico: l’umanità.
13-17 FEBBRAIO. ENTRUDO / LISBONA, PORTOGALLO
Il funerale del merluzzo al Carnevale di Lisbona
Se non sei capace di ridere quando le cose si mettono male, ridi e metti su un piccolo carnevale, altrimenti sei morto o vorresti esserlo”, scrive Stephen King in “The Dome”. Oltre la saudade, ai portoghesi non manca saper ridere, soprattutto durante una delle loro feste preferite: il carnevale, Entrudo (ovvero l’entrata al periodo di Quaresima). Lisbona brulica di musica, danze e feste colorate e, naturalmente, parate in maschera. Le sfilate ufficiali con carri allegorici si tengono al Parque das Nações, il quartiere rifatto per l’Expo del ’98, nel centro storico invece la festa assume forme più spontanee. Il carnevale portoghese originario tuttavia è a mezz’ora da Lisbona, a Torres Vedras, ed è considerato un po’ il progenitore del carnevale di Rio: qui si esprime la componente satirica e dissacrante con i cabeçudos, maschere giganti che prendono in giro personaggi pubblici e sfilate che ironizzano sulla società. Nel villaggio di pescatori di Sesimbra invece si sente una comunanza di spirito col Brasile. Rode di samba e musica axé (genere sincopato e popolare nato a Bahia negli anni Ottanta, l’axé nelle culture afrobrasiliane è l’energia che muove tutte le cose) termineranno il mercoledì delle ceneri con l’Enterro do Bacalhau: il funerale del merluzzo.
12 FEBBRAIO-30 MARZO. IN THE ABSENCE OF EVIDENCE BY PREDRAG KORAKSIC CORAX / BELGRADO, SERBIA
Disegnare vignette contro la repressione
Secondo il rapporto sui diritti civili nel mondo pubblicato a dicembre dal Civicus Monitor, i diritti civili in Serbia non sono più “ostruiti”, ma apertamente repressi. La responsabile dell’indagine, Ine Van Severen, sostiene che le autorità sono passate “dalla limitazione delle critiche allo smantellamento attivo del diritto di parola, organizzazione e protesta”. Il partito del presidente Vucic penetra ormai in ogni ambito della vita pubblica, aumentano le intimidazioni e la repressione della polizia; il dissenso comporta perdita del lavoro, violenze fisiche, persecuzioni giudiziarie e arresti arbitrari. In queste condizioni l’umorismo, risorsa di cui i Balcani traboccano, è una forma di sopravvivenza, e la satira archivio della violenza politica. A febbraio inaugura a Belgrado, nello spazio M90, la mostra “In the Absence of Evidence” di Predrag Koraksic Corax, tra i più corrosivi vignettisti politici serbi, nato nel 1933 e cresciuto in esilio, dopo l’omicidio di suo padre per mano dei cetnici durante la guerra. Ha iniziato a disegnare nel 1950 per la rivista satirica Il riccio, e pubblica le sue vignette sul quotidiano indipendente Danas. In mostra le vignette degli anni Novanta, sulla guerra, la dissoluzione della Jugoslavia e il regime di Miloševic, che raccontano il presente con lucidità – i politici cambiano nome, ma non costume.
20-22 FEBBRAIO. LEARNING MORE FESTIVAL / MODENA, ITALIA
Il festival per imparare a imparare
Nel 2021 Jeanette Winterson ha pubblicato “12 bytes”, una raccolta di saggi provocatori e divertenti sull’intelligenza artificiale in cui riflette sull’umanità, l’arte, la religione e l’amore (l’indagine prosegue nel recente “One Aladdin, Two Lamps”). Arriva a sostenere che l’AI, da strumento, diventerà una forma di vita, non in carbonio ma in silicio. Senza aderire a questa tesi, basta fermarsi all’introduzione, in cui scrive: siamo messi male, abbiamo bisogno di tutta l’intelligenza possibile per occuparci del mondo, “non chiamiamola intelligenza artificiale, ma chiamiamola intelligenza alternativa. Abbiamo bisogno di alternative”. A Modena questa seconda possibilità prende forma con il Learning More Festival, dedicato alle frontiere dell’apprendimento e all’evoluzione nella formazione nell’universo digitale e dell’intelligenza artificiale. Curato da Donatella Solda e Damien Lanfrey e promosso da Fem – Future Education Modena, propone lezioni, workshop, approfondimenti, esperienze interattive con oltre 150 esperti per riflettere sull’utilizzo della tecnologia. Tra i temi: il ruolo dell’AI nei processi educativi, le relazioni emotive nell’ecosistema digitale, la genitorialità, l’AI come strumento a lavoro (o collega, direbbe Winterson), come cambia l’apprendimento, la medicina narrativa. Un festival rigoroso ma accessibile per imparare a imparare.
26 FEBBRAIO-24 MAGGIO. PÉREZ SIQUIER / BARCELLONA, SPAGNA
Fotografare l’umorismo tra periferie e spiagge
Il fotografo Carlos Pérez Siquier ha sempre vissuto ad Almería, cittadina sulla costa meridionale spagnola. Eppure è stato uno dei fotografi più importanti del paese, capace di raccontarne oltre mezzo secolo di trasformazioni sociali e culturali, con sensibilità e ironia, testimoniando allo stesso tempo anche l’evoluzione del mezzo fotografico. Il centro fotografico di Barcellona KBr (il cui nome richiama il bromuro di potassio usato nello sviluppo analogico) gli dedica una mostra che ripercorre la sua opera. Definito un fotografo della periferia, Siquier inizia a fotografare in bianco e nero documentando il sottoproletariato del quartiere La Chanca, a cui restituisce dignità e stile di vita, intercettando anche il mutamento del tessuto urbano con l’arrivo delle persone dalle zone rurali. E’ un pioniere perché è tra i primi a passare alla fotografia a colori, prima sempre indagando La Chanca, e poi spostandosi, nella serie “La Playa”, sulle spiagge assolate che iniziano a essere invase dal turismo di massa negli anni Settanta. Ma è un pioniere anche perché introduce un elemento inedito alla sua formula neorealista: l’umorismo. I colori sono vividi, lo sguardo intuitivo e spontaneo, le immagini esprimono la vitalità della condizione umana quotidiana. Ha avuto anche un ruolo centrale nella modernizzazione della fotografia in Spagna, fondando la rivista AFAL, dando spazio e visibilità a una generazione di fotografi in una nazione isolata e arretrata a causa della guerra civile e della dittatura. Un viaggio nel Novecento spagnolo.
21-22 FEBBRAIO. GEMO FEST / MESTIA, GEORGIA
Il festival nelle montagne del Caucaso
Per molti georgiani, lo Svaneti è la regione più bella del paese: le cime del Caucaso, i pascoli, le torri della popolazione Svan che svettano nelle valli innevate. Mestia, l’unico centro urbano (meno di diecimila abitanti in tutta la municipalità), è un’importante località turistica per sci ed escursionismo. Qui si terrà il primo appuntamento annuale del Gemo Fest, festival dedicato alla gastronomia della Georgia, con un focus sulla cucina locale, a detta di molti la più buona. Invece, per conoscere la storia recente della regione, c’è un bel film di Mariam Khatchvani, “Dede”, unico film proiettato varie volte al giorno nell’unico cinema di Mestia, il cinema Dede, per l’appunto.